Cosa Fare in caso di avvelenamento

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Il problema delle esche avvelenate è diventato allarmante dopo i numerosi casi avvenuti in città e in provincia che hanno scatenato le preoccupazioni degli animalisti. Una serie di indicazioni di primo soccorso del dottore Massimo Di Martino

www.ilsitodipalermo.it (di massimo brizzi) Allarme esche avvelenate: un fenomeno sempre più frequente a Palermo e provincia che ha messo in forte agitazione i proprietari di cani. Dopo l’eccidio di Monreale dove ben quindici cani contemporaneamente sono stati uccisi dal veleno, ancora casi di morte rilevati nei giorni scorsi nel territorio tra San Giuseppe Jato e San Cipirello e tantissime segnalazioni di cibo con probabile veleno in varie zone della città. Fatti che hanno scatenato forti preoccupazioni tra animalisti e amici degli animali. Un vero campanello d’allarme dal quale si evincono disagio sociale e radicata violenza anche all’interno del nucleo familiare degli autori di questi ignobili gesti. Violenza verso esseri indifesi, segnalazioni di zoofobia, intolleranza verso gli animali, una situazione troppo diffusa che le rigorose leggi in materia di maltrattamenti non sono bastate ad arginare. "La tempestività dell’intervento è l’unico mezzo che garantisce la salvezza dell’animale”, spiega Massimo Di Martino, medico veterinario, che fornisce utili consigli di primo soccorso da mettere in campo in caso di avvelenamento. “La prima ora dal momento in cui il cane o un animale in genere ha ingerito il veleno, è quella che consente di risolvere una situazione che con il passar del tempo diventa senza via di uscita”, prosegue il medico. ”Un campione della sostanza ingerita dall’animale, accelera i tempi per identificare il tipo di veleno e di conseguenza il trattamento più idoneo per contrastarne gli effetti tossici - aggiunge il medico - i topicidi e gli insetticidi sono di solito le sostanze più comuni usate da questi criminali. Bisogna provocare il vomito, è il miglior metodo per espellere gran parte del veleno ingerito. Una siringa con acqua ossigenata dieci volumi da spruzzare nella bocca dell’animale con una dose di 1 ml per ogni kilo di peso con un dosaggio massimo di 45 ml provocheranno velocemente l’effetto desiderato, qualora quest’operazione non dovesse andare a buon fine, si può ripetere ancora una volta dopo quindici minuti. Chiaramente tutto ciò se non si riuscisse a raggiungere un centro veterinario in tempi rapidi". "Vitamina K e trasfusioni - continua Di Martino - sono sempre il salvavita se somministrate in tempo utile. In assenza di acqua ossigenata, un antico rimedio non ugualmente efficace ma comunque utile è la somministrazione di acqua e sale, fondamentale è riuscire a creare all’interno di mezzo bicchiere d’acqua un sovradosaggio di salinità, il sale versato andrà sciolto, di volta in volta, fino a far saturare per caduta lo stesso all’interno del bicchiere, più semplicemente ogni cucchiaino di sale andrà sciolto mescolando l’acqua, poi con una siringa, sempre dopo aver tolto l’ago, si spruzzerà il contenuto nella bocca del cane in pericolo per ottenere l’ effetto che possa provocare l’emesi". Diverso il trattamento si mette in pratica per un animale che ingerisce detergenti o detersivi, uno degli incidenti domestici più frequenti. Il cane va sottosposto a lavanda gastrica urgentemente senza provocarne il vomito”, termina Massimo Di Martino. Una serie di consigli per mettere in condizioni il proprietario dell’animale di superare il momento più critico dell’emergenza in modo tempestivo, opportuno ricordare che dopo il primo soccorso andrà raggiunto un centro clinico veterinario.

Cercare sempre luoghi conosciuti e sicuri prima di liberare il cane e osservare con attenzione anche durante la passeggiata le mosse dell’amico aquattro zampe, queste due fondamentali regole da non dimenticare per evitare spiacevoli situazioni. Segnalare alle autorità competenti esche sospette, un obbligo morale per la difesa degli animali e degli umani che casualmente possono venirne a contatto.

 

 

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